Foto food: fotografare uno chef in tre esempi

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Fotografare uno chef significa raccontare una personalità che va ben oltre la preparazione di un piatto e del semplice foto food. Alcuni di essi sono diventati veri e propri personal brand: la loro presenza si associa immediatamente non solo a uno stile culinario, ma anche a un sistema di valori che abbraccia il modo di stare a tavola e l’approccio alle materie primr. Ecco quindi che gli chef si trovano a essere star televisive, testimonial di prodotti alimentari o brand ambassador dei ristoranti che dirigono, diventando elementi chiave dello storytelling culinario e del marketing gastronomico dei nostri tempi.
Foto Food: ritratti di chef nel loro ristorante come fotografarli

Il foto food: raccontare il cibo a partire dai volti

Il focus della narrazione varia anzitutto a seconda dell’obiettivo dello shooting: lo chef può essere il protagonista del racconto per immagini (personal branding), il narratore di un particolare prodotto (testimonial) o l’elemento di una narrazione più articolata (es. foto food per un ristorante).

Ogni shooting comporta uno studio preliminare diverso, che include un lato creativo e un lato tecnico. Lo storytelling che si vuole creare determina anche l’attrezzatura necessaria per il servizio fotografico: i pannelli, luce e ambientazione devono esaltare il concept studiato per ribadire i tratti caratteristici dello chef e del suo ambiente di lavoro.

Come ci racconta Davide Bischeri, “Entrare in sintonia con uno chef non è facile: bisogna essere molto empatici e seguirli senza cedere alla loro verve. In molti casi si tratta di assecondare e reinterpretare la loro creatività, senza mai dimenticare l’obiettivo del servizio fotografico”. Proprio il nostro art director ha provato a raccontarci tre visual storytelling fatti con altrettanti chef.

“Il visual storytelling si costruisce rigorosamente in location”; e anche la luce naturale, secondo Bischeri, è sempre preferibile rispetto a un allestimento costruito a tavolino.

Del resto, mai come in cucina un racconto deve essere genuino e naturale.

Fotografare uno chef per fare personal branding: Simone Cipriani

Soggetto: Simone Cipriani
Location: L’ Essenziale
Luce: Naturale
Focus: Personal Branding dello chef Simone Cipriani

“Per questo visual abbiamo fatto varie giornate di scatti nel ristorante di Simone, L’Essenziale. Il lucernario diffonde una luce intensa e calda che, provenendo dall’alto, si presta perfettamente a uno shooting fotografico. Cipriani ha una personalità vulcanica, che va solo incanalata verso gli ambienti più suggestivi. L’intesa è stata immediata: lui ha accolto i miei suggerimenti, io ho lasciato che la sua creatività si esprimesse a pieno”.

Anche la foto che presenta il team di Simone sfrutta il “pannello naturale” creato dal lucernario: un filtro che esalta i colori caldi e la consistenza delle sezioni in legno. Per quanto riguarda la figura dello chef, si è trattato anzitutto di assecondare il modo di fare di Cipriani; alcuni scatti raccontano momenti autentici, come il suo maneggiare continuamente la materia prima, che farebbe anche senza una fotocamera davanti.

Fotografare uno chef e la sua cucina: Massimo Bottura

Soggetto: Massimo Bottura
Location: Casa Maria Luigia
Luce: Artificiale
Focus: Presentare le cucine Marrone + Mesubim

In questo shooting, Massimo Bottura è testimonial delle cucine Marrone + Mesubim: una cucina rivolta ai privati, che lo stesso chef ha voluto nella dependance della sua Casa Maria Luigia. Qui i suoi ospiti possono utilizzare una cucina professionale o servirsene come chef’s table per cene private preparate da Bottura stesso o da altri chef di rango.

“Si è trattato di uno shooting estremamente accurato, soprattutto per quanto riguarda l’allestimento luci. Servivano pannelli capaci di diffondere luce di rimbalzo sulle pareti: il lavoro ha richiesto un team di quattro persone solo per curarne il set. L’obiettivo del nostro racconto è stato mostrare il rapporto sincero che esiste tra Bottura e questa cucina: era necessario che si muovesse negli spazi perché si percepisse questa naturalezza. Un elemento che si presta perfettamente anche con la narrazione della cucina: doveva emergere una dimensione domestica, dove uno chef ha comunque tutto il necessario per sentirsi a suo agio. Con un testimonial di questo livello gli errori non sono concessi: e, più che una responsabilità, questo è stato uno stimolo enorme. I video e le foto che abbiamo scattato per Marrone + Mesubim sono uno dei lavori di cui sono più orgoglioso”.

Fotografare uno chef e il suo ristorante: Antonio Guerra

Soggetto: Andrea Guerra
Location: Vitique
Luce: Naturale
Focus: Creare uno storytelling del ristorante coerente e completo

Vitique è un ristorante di Greti (FI) di proprietà del Gruppo Vinicolo Santa Margherita. Nato come luogo di degustazione di vino, salumi e formaggi, negli anni ha raffinato la sua offerta fino a diventare un apprezzato ristorante di lusso. Dal 2019 Antonio Guerra, sotto la supervisione dello chef stellato Antonello Sardi, è il responsabile della cucina di Vitique.

“Antonio Guerra è uno chef giovane, che ha già un’importante storia alle spalle. Il racconto della sua figura è parte integrante della narrazione di Vitique; in questo caso lo shooting si colloca all’interno di un contesto più ampio, che comprende il racconto degli spazi e della proposta enogastronomica del ristorante.

Per fotografarlo ho approfittato della luce naturale che, incrociando le forme geometrie di Vitique, va a creare giochi di luce stupefacenti sugli interni in legno. Il risultato è una luce caravaggesca, intensa senza essere drammatica. Lavorare in un ambiente simile è una fortuna incredibile: lo stile lineare, semplice ed elegante di Vitique offre le condizioni di uno shooting in studio, ma senza perdere la genuinità del racconto in location”.

Una curiosità? Quando discutiamo di foto food, lo chef li presenta sempre in un modo e il general manager Dario Nenci propone sempre una presentazione diversa. Cerco di assecondare soprattutto Antonio Guerra, ma ovviamente la loro diversa visione del piatto racconta due approcci professionali diversi e, fortunatamente, complementari.